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Progetto Caritas per la Provincia di Torino

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Emergenze: Attacco in Afghanistan

  • La parola del Cardinale Severino Poletto

  • La parola della Caritas Italiana

  • Stare accanto ai profughi

  • L'intervento concreto di fraterna solidarietà

  • Come aiutare i profughi: prime iniziative a livello nazionale


  • La parola del Cardinale Severino Poletto
     
    MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO, CARD. SEVERINO POLETTO:
    INVITO ALLA PREGHIERA PER LA PACE (La Voce del Popolo, Domenica 14 ott. 2001)

     
    Il pianto di Gesù su Gerusalemme è il nostro pianto per questo mondo che non sa trovare cammini di giustizia ed è ripiombato nelle tenebre del terrorismo e della guerra. Il dolore ci rende fraternamente solidali con tutte le vittime della miseria e dell’odio, con i loro parenti e le loro famiglie. Per questo chiedo che la preghiera proposta dalla CEI per l’11 Ottobre venga ripresa in tutte le chiese della diocesi domenica 14 Ottobre. Pregheremo Dio affinché ci dia la capacità di costruire la pace nella giustizia e nella verità.
     
    La nostra riflessione parte da una condanna ferma e senza esitazioni della logica del terrorismo, chiunque ne sia l’autore. Nessuno può farsi giustizia da sé in modo sommario, spargendo in modo indiscriminato il sangue umano. Non si può perdere la coscienza del male! Non possiamo e non dobbiamo chiamare in causa Dio per coprire le nostre sconfitte e giustificare l’odio o la vendetta. Come cristiani dobbiamo essere consapevoli che la guerra non è mai “santa” e questo chiediamo anche ai fratelli dell’Islam. Dio ci parla anche attraverso la nostra storia, al riguardo. È già arduo per la coscienza cristiana accettare la guerra come male minore, cioè in difesa di innocenti, tanto meno è accettabile proporla come orizzonte di civiltà. Comunque l’uso della forza dovrà sempre essere controllato e accompagnato da una vigilanza critica ed etica.
    È comprensibile la decisione di reagire con fermezza per frenare forme di odio devastante. Altrettanto mi auguro che da questi fatti gravissimi nasca nei responsabili delle nazioni più progredite una maggior attenzione ai paesi poveri, emarginati e umiliati, come nel caso della Palestina e varie altre regioni africane dove violenze e morti quasi quotidiane già da tempo avrebbero dovuto suscitare un maggior impegno per costruire la pace.
    In questi momenti di grande tensione non dobbiamo lasciarci travolgere dall’odio e da spirali di violenza; non possiamo dimenticare anzi dobbiamo ravvivare lo slancio verso nuovi rapporti di fraternità con i fratelli di Israele e dell’Islam, riconoscendoci nel comune padre Abramo, nella sua pazienza, nella sua tenacia, nel suo sperare contro ogni speranza. Nonostante i sinistri bagliori della guerra, dobbiamo affermare che questo è il tempo di un nuovo grande dialogo delle religioni e di una rinnovata riflessione sul futuro dell’uomo e dell’umanità.
     
    Gesù, che ha resistito vittoriosamente al male con il dono gratuito e totale di sé sulla croce, sappia ispirare in noi i sentimenti forti di fraternità, di giustizia e di pace.
     
    Questo per noi è un tempo di seria riflessione per capire i problemi e i valori in gioco. Su questi temi invito tutte le nostre comunità ecclesiali a rivolgere la loro assidua preghiera al Signore e a ricercare elementi di comprensione e discernimento, sottolineando che è soprattutto dialogando con Dio nella preghiera che si diventa veri costruttori di pace.


    Torino, 9 Ottobre 2001
    + Severino Card. Poletto
    Arcivescovo di Torino


    La parola della Caritas Italiana
     
    La coscienza cristiana è chiamata a leggere i segni di questo tempo iniziale del terzo millennio pregando, perché la pace è innanzi tutto dono del Signore. Ma anche riproponendo profeticamente e con coraggio pensieri e gesti di pace, giustizia, riconciliazione, netto rifiuto dell'intolleranza e della vendetta.
    Seguiamo con apprensione sin dall’inizio di questa crisi l’evolversi della situazione e ci auguriamo che si ponga fine al più presto a questa spirale di violenza, le cui conseguenze più drammatiche ricadono come sempre sugli innocenti e sui più vulnerabili.

    Stare accanto ai profughi
     
    Avviato un vasto piano di aiuti per far fronte a questa nuova tragedia umanitaria. Alimentare ogni esperienza che unisce e pregare perché - come hanno recentemente dichiarato anche i Vescovi del Pakistan “nei governanti la ragione prevalga sul sentimento di rivalsa”. Questi gli obiettivi della Caritas Italiana che, pur confortata dai quotidiani appelli alla pace e al dialogo da parte del Papa, moltiplica comunque gli sforzi per affrontare un’emergenza umanitaria già presente, ben prima dell’11 settembre.
    Da più di un anno stiamo lavorando per far riaprire tre scuole a Kabul, dove, grazie anche al coraggio e alla perseveranza di alcuni operatori, è stato possibile creare una rete di appoggio fra gli stessi Afghani e offrire concreta solidarietà e formazione per circa un migliaio di bambini e giovani.
     
    Un campo profughi L’Afghanistan è il paese più povero dell’Asia con circa 22 milioni di abitanti, una guerra che dura da 22 anni, le strutture sanitarie, educative, le principali infrastrutture distrutte, il 25% dei bambini muore prima dei 5 anni, diritti umani calpestati, siccità ricorrenti e persistenti da 3 anni, un numero ingente di mine inesplose. Oltre ai milioni di profughi già usciti dal Paese, sarebbero oggi più di 7 milioni le persone in fuga per il terrore di bombardamenti.
    In Pakistan la Caritas è attiva nelle 6 diocesi, Lahore, Rawalpindi, Faisalabad, Multan, Hyderabad, Karachi, con interventi socio-sanitari agricoli, di microcredito, sanità, animazione e formazione. Già dal 1971 è impegnata anche nell’assistenza ai profughi e ad oltre 12.000 famiglie colpite dalla siccità.
    Sostenuta da tutta la rete Caritas, si è ora attivata per aiutare 180.000 profughi, con distribuzione di viveri e di generi umanitari. In previsione del rigido inverno sta predisponendo campi attrezzati con tende, stufe, servizi igienico-sanitari e per l’approvvigionamento dell’acqua. Gli operatori Caritas cercano inoltre di fornire sostegno psicologico, soprattutto per le fasce di popolazione più vulnerabili.
    La rete internazionale della Caritas sta intanto organizzando una missione in Iran per predisporre anche lì, con la Chiesa locale, l’accoglienza dei profughi.  


    L'intervento concreto di fraterna solidarietà
     
    La Caritas Italiana sta intanto intensificando gli interventi in favore dei profughi e di tutte le vittime di questo conflitto e, come Caritas Italiana, siamo particolarmente impegnati nell’organizzazione di una missione in Iran per predisporre anche lì, d’intesa con il Governo e con la Chiesa locale, il sostegno ai profughi.
    In Pakistan, dove è presente una delegazione internazionale della Caritas, gli aiuti si sono concentrati sui campi di Shamshatoo (60.000/70.000 persone), Akora Khatak (25.000 persone) e Jalozai (60.000 persone). Qui oltre a cibo, acqua e assistenza sanitaria, la Caritas ha fornito 1700 alloggi temporanei con latrine e servizi igienici per le famiglie più vulnerabili (vedove con bambini, disabili, anziani).
    Si stanno ora allestendo nuovi campi di accoglienza e la Caritas è pronta a fornire generi di prima necessità (set da cucina, contenitori di plastica e di alluminio, 10.000 tende, ecc.) a 55.000 famiglie, oltre 330.000 persone. In sei nuovi campi a Nord Ovest del Pakistan, capaci di ospitare 60.000 persone, la Caritas intende farsi carico anche delle necessarie infrastrutture igieniche e per l’approvvigionamento di acqua.
     
    Accanto a questi primi aiuti materiali – che prevedono un impegno complessivo di circa 30 miliardi di lire e l’indispensabile contributo di tutti gli offerenti - le Caritas coinvolte Caritas forniscono sostegno psicologico, soprattutto alle fasce più deboli e continuano a lanciare messaggi di pace e tolleranza diffusi via radio in Baluchistan e nel Sud Ovest dell’Afghanistan.
    Sono dei piccoli segni che, nonostante tutto, cercano di testimoniare il Vangelo della pace, riaffermando nel quotidiano il valore di ogni singola vita, l’accoglienza, il dialogo, la disponibilità a lavorare insieme per costruire sistemi sociali solidali, ossia contesti di vita in cui tutte le persone siano riconosciute e valorizzate in quanto tali.
     
    Per aggiornamenti:
    www.caritasitaliana.it


    Come aiutare i profughi: prime iniziative a livello nazionale
     
    La Caritas Diocesana di Torino è disponibile a raccogliere offerte esclusivamente in denaro per aiutare i profughi. Chi volesse contribuire può:
     

  • fare un versamento su conto corrente postale numero 12132106 intestato a Caritas Diocesana Torino, con casuale "profughi e vittime nuova guerra"

  • dare ordine di bonifico bancario sul conto corrente bancario numero 6045/1 presso CARIPLO - Torino sede, via G. Viotti - (ABI 03069 CAB 01100), intestato Arcidiocesi di Torino - Caritas, con casuale "profughi e vittime nuova guerra"

  • recarsi di persona presso l'Ufficio Caritas in via Monte di Pietà 5 a Torino (9.00 - 12.30; 14.30 - 17.00 nei giorni lavorativi)

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    Per ulteriori informazioni sulle iniziative di aiuto,
    cliccate qui.
     


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