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Emergenze: maremoto nel sud-est asiatico
UN DONO PER RIACCENDERE LA SPERANZA NEL SUD EST ASIATICO
Una riflessione
Mentre l’anno si sta chiudendo, al cuore del “tempo delle feste”, improvvisa una grande onda anomala si è abbattuta sul mondo e sulle nostre coscienze. È partita dal profondo di un oceano sulle cui spiagge si affacciano popoli diversi tra loro ma resi simili da povertà, guerre dimenticate, incertezze, marginalità nel consesso dei popoli. Si è propagata attraverso la notizia catturata da occhi elettronici, parole stampate, immagini fortemente evocative. È arrivata infine nella nostra coscienza e, forse, ha rischiato di sommergerla.
Un evento tanto imprevedibile quanto doloroso. Nei prossimi giorni fioriranno i dibattiti di natura tecnica per capire se e come sarebbe stato possibile ridurre il danno, commenti alle storie dei sopravvissuti locali o stranieri, punti della situazione. Ma l’onda entrata nella nostra coscienza continuerà a coesistere con noi. Il disastro del sud est asiatico ci interpella tutti. Da quelle rovine si alza un grido forte che non va ignorato: “Ricordati!”.
Ricordati, uomo del terzo millennio, che sei un gigante dai piedi di argilla, che puoi costruire ma non conservare all’infinito. Ricordati che il tuo limite ontologico è superabile solo se agganciato ad una prospettiva Infinita che sappia rendere ragione di una speranza e produrre una certezza. Un superamento che il pensiero debole, l’orizzonte pragmatista, l’indifferenza nichilista, la leggerezza materialista hanno messo in soffitta e che un maremoto – ma potremmo anche dire terremoto riferendoci ai vicini lombardi vittime solo alcune settimane addietro – ha riportato di estrema attualità alla nostra coscienza.Come ai tempi del patriarca Noè, quando quel superamento divenne un ponte tra il finito e l’Eterno. Un ponte a cui aggrapparsi per salvarsi.
Ricordati di quei popoli e della situazione di estrema difficoltà che vivono, indipendentemente dall’evento calamitoso. Non dimenticare che siamo tutti figli di uno stesso padre, che a nessuno è consentito dire: “Sono forse io il custode di mio fratello?”, che il mondo è una famiglia dove tutti vanno aiutati a crescere. Eppure troppo spesso dimentichiamo i conflitti lontani, bollati con l’aggettivo etnico e repentinamente allontanati dal cuore. Dimentichiamo il valore della cooperazione internazionale, della giustizia da perseguire ovunque, del dialogo costruttivo. Un popolo che soffre è una domanda continua che interpella la coscienza dell’umanità. Sempre.
Ricordati che l’esperienza della tua vita è un insieme unitario. Nel tempo della festa e dello svago è presente anche quello dell’incertezza e della sofferenza. Non sono compartimenti stagni, incomunicabili tra loro. Non c’è una porta frangi fuoco che possa separare nettamente i due ambienti in modo da lasciare fuori quello meno gradito. Ma nel profondo c’è un senso a questa comunicabilità. Vige una circolarità tra i due sempre che accettiamo di vivere un progetto e non tirando a campare. Vacanza non è estraniarsi, entrare in un mondo che non c’è, per poi rimpiangerlo. È trovare l’occasione della ricarica per crescere in umanità. Il Maestro lo diceva anche ai suoi discepoli pieni di impegni in ogni dove: “Venite in disparte e riposatevi un poco”. Così, uomo contemporaneo, puoi partecipare al sabato, al riposo divino che contempla quello che è fatto come dono estremamente bello, e riscopre le ragioni dell’estremamente brutto, esso stesso anche dono.
L’onda anomala sta passando, lasciando conseguenze dopo di se. Per quelle strazianti sui paesi dell’oceano indiano lancia un appello a non tirarsi indietro, a prendersi cura con amore di chi soffre.Le opportunità sono molte. Si tratta di lasciarsi coinvolgere. Per quelle invisibili della nostra coscienza chiede di cambiare: nuovi stili di vita, sobrietà, condivisione; nuove attenzioni, cuore aperto, mente pronta a capire; nuova speranza fondata sulla certezza che le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo.
Pierluigi Dovis
Direttore
Caritas Diocesana Torino
caritas@diocesi.torino.it
[ Maremoto nel sud-est asiatico: l'appello della Caritas ]

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