TERREMOTO MOLISE E SICILIA:
PROGETTI E INDICAZIONI OPERATIVE
1. Il Centro di Coordinamento Caritas interregionale
Venerdì 1 novembre 2002
, alla Presenza di S.E. Tommaso Valentinetti, Vescovo di Termoli – Larino, del direttore di Caritas Italiana, dei direttori Caritas e dei parroci delle Diocesi colpite, e degli operatori dell’Ufficio emergenze nazionale di Caritas Italiana, si è costituito il Centro di coordinamento Caritas interregionale.Obiettivi
Il Centro, con sede a Larino, ha il compito di rilevare i bisogni, pianificare gli interventi e coordinare le risorse e le iniziative che si renderanno necessarie secondo i bisogni che costantemente vengono rilevati dai parroci tramite lo strumento del Centro operativo d’ascolto parrocchiale Caritas.
Funzioni
Nel Centro, con funzioni di coordinamento, indirizzo e guida, operano:
Padre Enzo Ronzitti, in qualità di responsabile del Centro garantisce
Il Centro di Coordinamento si avvale di un team operativo, e vede già attive le seguenti figure:
segue di continuo tutte le fasi, coordina le risorse umane necessarie addette alle varie funzioni; garantisce il coordinamento con le realtà ecclesiali coinvolte; garantisce il collegamento con la Caritas Italiana
garantisce il collegamento tra le varie funzioni e le relazioni esterne al Centro di coordinamento; elabora il materiale informativo prodotto dalle varie funzioni;
Garantisce la predisposizione di tutto il materiale destinato ai media, alle Caritas diocesane Italiane e tiene i collegamenti con l’Ufficio comunicazione di Caritas Italiana.
Il Centro si avvale di un Punto di raccolta e di distribuzione con il compito di allocazione, ricezione e distribuzione di materiale, secondo le specifiche richieste provenienti dai Centri d’ascolto parrocchiali Caritas.
2. Le conseguenze del sisma
Il sisma ha causato i danni maggiori nel piccolo paese di san Giuliano di Puglia, ma anche in molti comuni del Subappennino settentrionale e del Tavoliere, pochi chilometri oltre il confine con la Puglia. Le aree più danneggiate sono stati i centri storici dei singoli comuni.
Secondo i dati attuali le Diocesi colpite dal sisma sono tre, due nella regione Molise (Termoli e Campobasso) e una in Puglia (Lucera-Troia).
È l’area più colpita; nel territorio della Diocesi si trova San Giuliano, luogo-simbolo della tragedia.
I paesi coinvolti, secondo una prima e sommaria stima dei danni, sono 18
Bonefro, Campomarino, Casacalenda, Colletorto, Guardilfiera, Larino, Lucito, Lupara, Montelongo, Montorio dei Frentani, Morrone del Sannio, Portocannone, Provvidenti, Ripabottoni, Rotello, Santa Croce di Magliano, San Giuliano di Puglia, Ururi.
In molti paesi colpiti dal sisma sono inagibili anche le strutture religiose, ovvero chiese e ambienti pastorali.
Il territorio del capoluogo della regione è stato meno colpito. Ma i paesi lesionati appartenenti alla Diocesi sono comunque 13:
Campo di Pietra, Campolieto, Castellino sul Biferno, Limosano, Macchia Valfortore, Monacilioni, Montavano, Pietracatella, Petrella, Sant’Angelo Limosano, Sant’Elia a Pianisi, San Giovanni in Galdo, Toro.
I paesi toccati dal terremoto sono 4: Carlantino, Celenza Valfortore, Castelnuovo della Daunia, Casalnuovo Monterotaro.
A proposito di questa Diocesi esiste un dettagliato aggiornamento (risalente a lunedì ore 20) proveniente dall’arcidiocesi di Foggia.
Riguardo a Celenza, si segnalano 7 famiglie sfollate, oltre alla comunità di suore Apostole del Sacro Cuore. Tutte le chiese chiuse al culto per pericolo di crolli.
A Carlantino 25 famiglie hanno dovuto abbandonare la propria casa, rifugiandosi presso parenti o conoscenti.
A Castelnuovo della Daunia chiesa madre, canonica, oratorio e museo dichiarati inagibili.
A Casalnuovo Monterotaro dichiarate inagibili 600 abitazioni, si presume che circa l’80% delle case sia inagibile.
Dati e riflessioni generali
La zona interessata dal sisma è circoscritta nel raggio di alcune decine di chilometri. Cresce di ora in ora il numero delle persone che hanno abbandonato le proprie abitazioni. Secondo i dati resi noti lunedì sera dal Com (Centro operativo misto della Protezione civile a Larino), nei 34 comuni in cui sono stati accertati danni causati dal sisma – ma il conteggio dei centri colpiti appare manchevole – risiedono 45.905 persone: di esse, 10.278 sono classificate come sfollate (cioè obbligate ad abbandonare case dichiarate inagibili), mentre le richieste per letti segnalate dai sindaci ammontano a 13.478 (questo numero comprende anche le persone che hanno lasciato per paura case agibili). Oltre a queste, ci sono sicuramente molte persone ospitate da parenti e conoscenti, a causa di case inagibili o perché hanno abbandonato la casa per paura. L’allestimento delle tendopoli procede con una certa confusione; la situazione degli sfollati è peggiorata dalla pioggia e dal freddo sopraggiunti lunedì.
Dal punto di vista dell’attività Caritas, a Larino procede l’insediamento del Centro di coordinamento interregionale, mentre a Termoli funziona un punto di raccolta e distribuzione, in cui viene immagazzinato e selezionato materiale che serve a rispondere a bisogni mirati, non soddisfatti dalla Protezione civile (es: cibo specifico per bambini, articoli igienico-sanitari particolari, ecc.).
In base all’analisi dei bisogni avviata in collaborazione con i parroci, se i responsabili del Centro di coordinamento lo riterranno opportuno, verrà richiesta la disponibilità di gruppi di volontari provenienti da altre Caritas diocesane, per realizzare progetti mirati. La richiesta di volontari da altri territori avverrà comunque in subordine all’attivazione di risorse locali.
3. Il metodo
Il lavoro per progetti
Il Centro desidera avvalersi del metodo del lavoro per progetti. Con questa espressione ci si riferisce a una metodologia che definisce l’agire nel concreto. Essa si caratterizza in base ai seguenti elementi:
Tutte le attività che si realizzeranno saranno definite per progetto, le attività potranno essere molto diverse per tipologia, durata, numero di persone impegnate, risorse economiche necessarie.
Il lavoro di rete
Il primo obiettivo è quello di creare una organizzazione composta da diversi soggetti capaci di interagire efficacemente tra loro; si vuole adottare il criterio del "lavoro di rete".
In ogni parrocchia colpita dal sisma sarà creato un Centro operativo di ascolto e impiego delle risorse, composto da persone della parrocchia e coordinate da un referente ben individuato.
Ogni struttura agirà in rete con il Centro di coordinamento Caritas, che avrà il compito di indirizzare, coordinare e supportare i programmi dei Centri di ascolto, affinché la loro azione sia sempre efficace e coerente alle necessità della comunità.
Il Centro di Coordinamento
4. I progetti e le prospettive progettuali
I centri operativi parrocchiali caritas di ascolto e impiego delle risorse
In ogni parrocchia si sta attivando un Centro d’ascolto che avrà il compito di:
Progetti per ambiti
Le azioni che il centro di ascolto parrocchiale Caritas attiverà saranno rivolte in maniera prioritaria alle persone più deboli (anziani, disabili, malati di mente, bambini, ecc.).
Fornitura degli strumenti basilari (materiale scolastico, sportivo, ricreativo) per non arrestare il cammino scolastico, educativo, affettivo, sociale, culturale
Supporto psicologico (rivolto non solo ai bambini di San Giuliano, già seguiti dalle Asl) grazie a professionisti specializzati
Rafforzamento dei momenti di socializzazione preesistenti al sisma e sostegno alle attività educative, ricreative, sportive, artistiche, ecc.
Riattivazione dei centri di aggregazione degli anziani (tipici del luogo)
Rivolti soprattutto alle fasce più deboli della popolazione
Rivolto alle famiglie in cui si registrano traumi psicologici
Valorizzazione delle risorse professionali del territorio
Incentivi economici mirati
ipotesi progettuali a medio termine
Data la completa inagibilità di gran parte delle strutture pastorali delle parrocchie, è possibile che venga richiesto di costruire o ripristinare le strutture parrocchiali per l’attività comunitaria.
Data l’alta percentuale di disoccupazione giovanile che contraddistingueva il territorio anche prima del sisma, è possibile che venga richiesto di avviare progetti di sviluppo economico.
5. Indicazioni operative
Nella prima fase dell’emergenza saranno operative le varie organizzazioni di protezione civile, attrezzate con mezzi e professionalità per allestire tendopoli e per provvedere agli interventi di primo soccorso.
In questa fase, se non emergeranno bisogni particolari, non sarà necessaria l’attivazione di volontariato specifico.
Il bisogno di interventi si manifesterà sicuramente con il protrarsi della permanenza della popolazione nelle tendopoli.
Se tale bisogno non sarà coperto da risorse locali, alle Caritas diocesane potrà essere richiesto l’invio di gruppi di volontari.
I contenuti del progetto sono presentati nella scheda quattro.
La sua attivazione potrà richiedere l’invio di operatori di alcune Caritas diocesane, chiamati ad affiancare i parroci e i gruppi locali.
La caratteristica non distruttiva del terremoto ha consentito alle famiglie di recuperare nelle proprie abitazioni il vestiario e altri materiali necessari alla permanenza nelle tendopoli.
Eventuali bisogni particolari verranno individuati e affrontati dal Centro di coordinamento Caritas a Larino, tramite il Centro di raccolta e distribuzione di Termoli. Non è pertanto necessario l’invio di indumenti, anche se nuovi.
Le attività di distribuzione e vendita al dettaglio di generi alimentari da parte dei negozi dei paesi non sono state sospese. Ciò permette a tutti gli abitanti di acquistare direttamente i viveri di cui abbisognano.
Eventuali bisogni particolari verranno individuati e affrontati dal Centro di coordinamento Caritas a Larino, tramite il Centro di raccolta e distribuzione di Termoli. Non è pertanto necessario l’invio di generi alimentari.
6. Cosa fare nella Diocesi di Torino
La Caritas Diocesana di Torino invita tutte le comunità parrocchiali a dimostrare, come al solito, la sensibilità verso i fratelli in maggiore difficoltà. È anche una occasione per educare le nostre comunità ad una solidarietà vera e profonda, che parta dal ricordo costante nella preghiera, continui nell'informazione per poi sfociare in azioni di concreta vicinanza e solidarietà. Ogni parrocchia può scegliere una delle domeniche che ci separano dall'inizio dell'Avvento per un momento di sensibilizzazione con eventuale raccolta di fondi.
Le offerte potranno essere affidate alla Caritas Diocesana in via Monte di Pietà 5 a Torino - dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.00 nei giorni feriali .che le utilizzerà nell'ambito dei progetti sopra esposti.
I versamenti possono venire effettuali anche tramite:
Conto corrente postale
n. 12132106 intestato Caritas Diocesana Torino
Conto corrente bancario
n. 60451/47 cab 01100 abi 03069 presso Intesa BCI - via Viotti 4 - Torino
Intestato Arcidiocesi di Torino - Caritas
entrambe con causale "Emergenze Italia".
Non si raccolgono materiali di nessun genere, non si predispongono missioni di volontari.
Torino, 05 novembre 2002