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Sant' Euplo (Euplio) di Catania Diacono e martire
12 agosto
Catania, sec. IV
Degli Acta del suo martirio, avvenuto nel 304, che provengono da un
archetipo composto sui protocolli del tribunale, ci sono stati conservati
alcuni frammenti del suo interrogatorio. Da questo si comprende come il
diacono Euplo doveva essere un uomo semplice ed ingenuo, profondamente cristiano,
colpevole di avere trasgredito al primo editto di Diocleziano, del 303,
che ordinava la consegna dei libri sacri. Rinchiuso in prigione, fu messo a morte
quasi sicuramente dopo il quarto editto di persecuzione del 304. La tradizione
si sofferma invece sull' atteggiamento del martire di fronte al tribunale,
sottolineando la fermezza della sua professione di fede, proclamata facendo
riferimento alle Beatitudini e alla SS. Trinità.
Emblema: Palma
La popolarità di S. Agata a Catania ha posto in ombra un altro glorioso martire,
il concittadino S. Euplo (o Euplio), diacono, che subì il martirio "sotto il nono
consolato di Diocleziano e l'ottavo di Massimiano, la vigilia delle idi di agosto,
a Catania", cioè il 12 agosto 304. Questi dati ci provengono da un antico
documento, storicamente attendibile, la Passione di S. Euplo, esemplare per
concisione e drammaticità.
"Il diacono Euplo, trovandosi nello spazio dietro il velario del tribunale, gridò
ad alta voce: «Io sono cristiano; desidero morire per il nome di Cristo»".
Il governatore della città, Calviniano, lo convocò dinanzi a sé, e dopo
un breve preliminare gli ordinò di leggere un brano dei libri che recava con sé.
Euplo lesse: "Felici quelli che soffrono
persecuzione per la giustizia, poichè di essi è il regno dei cieli". Poi spiegò:
"E’ la legge del mio Signore, tale e quale mi è stata trasmessa".
Calviniano ordinò che Euplo fosse torturato, e durante il supplizio avvenne
il secondo interrogatorio e l'invito a ritrattare la precedente confessione:
"Euplo si segnò la fronte con la mano rimasta libera e rispose: "Quello che
ho confessato, lo confesso ancora: sono cristiano e leggo le divine Scritture".
I carnefici continuavano a infierire sul suo corpo ed egli pregava: "Io ti rendo
grazie, o Cristo; salvami, perché soffro per te". Il governatore ordinò una pausa
e compì l'ultimo tentativo per convincere Euplo a sacrificare agli dei:
"Disgraziato, adora gli dei. Onora Marte, Apollo ed Esculapio". Ed Euplo rispose:
"Io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Io adoro la Santa Trinità.
Tranne questo, non c'è altro Dio... Io sacrifico, ma offro me stesso in sacrificio
a Cristo Dio, non ho niente di più da sacrificare; i tuoi sforzi sono vani,
io sono cristiano".
Euplo venne condannato alla decapitazione. Gli fu posto al collo il Vangelo
che portava al momento dell'arresto; davanti a lui un araldo gridava:
"Euplo, cristiano, nemico degli dèi e degli imperatori!". Euplo, tutto contento,
ripeteva senza posa: "Grazie a Cristo Dio". Affrettava il passo come se andasse
alla incoronazione. Arrivato sul luogo del supplizio si mise in ginocchio e pregò
lungamente. Poi presentò la testa al boia e fu decapitato. Più tardi, alcuni
cristiani vennero a portare via il corpo. Prima di seppellirlo lo
imbalsamarono".
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